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Activitats realitzades

Rapporto sulle Attività del
Centro Europeo di Studi su Umanesimo e Rinascimento Aragonese –
 CESURA

Aggiornamento: 30/10/2018

Il Centro Europeo di Studi su Umanesimo e Rinascimento Aragonese – CESURA è una associazione costituita con atto notarile del 18 aprile 2017.

Nel giugno 2018 è stato iscritto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca all’Anagrafe Nazionale delle Ricerche. In considerazione di questo riconoscimento, CESURA, dallo scorso giugno, è stato formalmente ammesso anche tra gli Enti ai quali può essere devoluto il 5 per mille.

Dal settembre 2018 è stata avviata la procedura per fare di CESURA un Centro interuniversitario internazionale (con Università italiane, francesi e spagnole).

CESURA si pone il fine di promuovere la valorizzazione delle ricerche e degli studi storici, archeologici, letterari, filologici, linguistici e artistici dell’Umanesimo e del Rinascimento, ovvero del periodo aragonese del Regno di Napoli. Nasce come esigenza di rendere maggiormente riconoscibile il lavoro di un gruppo di studiosi afferenti a istituzioni accademiche internazionali (qui l’elenco aggiornato dei soci), che si è andato consolidando nel corso di numerosi convegni e seminari internazionali. Sicuramente il frutto di tanto lavoro ha avuto esiti molto innovativi (se non di rottura e cesura, per richiamare l’acronimo del Centro studi) sul piano scientifico, creando un proficuo sodalizio e fecondi scambi di idee.

 

Principali attività che hanno condotto alla fondazione di CESURA

  • Convegno internazionale: L’immagine di Alfonso il Magnanimo tra Catalogna e Italia, tra letteratura e storia, Potenza, Università della Basilicata, 4 e 5 dicembre 2014, con la collaborazione dell’Università della Basilicata, dell’Università di Girona, della Fundació Ramon Llull (a cura di Fulvio Delle Donne e Jaume Torró Torrent).
  • Convegno internazionale: Et antea et postea. Politica e ideologia nella Napoli aragonese, Università di Napoli Federico II, 1-2 ottobre 2015 (a cura di A. Iacono, F. Senatore, G. Abbamonte).
  • Convegno internazionale: Linguaggi e Ideologie nel Regno di Napoli in età aragonese (1442-1503), Università di Napoli Federico II, Università della Basilicata, Napoli, 19-20 dicembre 2016 (a cura di F. Delle Donne e A. Iacono).
  • Cicli di incontri di studi internazionali nel 2015, 2016 presso l’Università di Napoli Federico II (a cura di A. Iacono).

 

Attività del 2017

 

Attività del 2018

 

Pubblicazioni prodotte

L’immagine di Alfonso il Magnanimo tra letteratura e storia, tra Corona d’Aragona e Italia – La imatge d’Alfons el Magnànim en la literatura i la historiografia entre la Corona d’Aragó i Itàlia, cur. F. Delle Donne-J. Torró Torrent, Firenze, SISMEL – Ed. del Galluzzo, 2016, “MediEVI”, 10 (ISBN 978-88-8450-691-7).

Linguaggi e ideologie del Rinascimento monarchico aragonese (1442-1503). Forme della legittimazione e sistemi di governo, cur. F. Delle Donne – A. Iacono, Napoli, FedOAPress, 2018, Regna. Testi e studi su istituzioni, cultura e memoria del Mezzogiorno medievale, 3 (ISBN 978-88-6887-026-3, in Open Access.

Un dossier specifico sulla rivista «Humanistica», 11 (2016), dedicato a L’Umanesimo aragonese, a cura di G. Cappelli.

Companion to Renaissance in the centres of southern Italy per l’editore Brill (Leiden-New York) nella serie Brill-Renaissance Society of America, a cura di B. de Divitiis, di prossima uscita.

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Associació a CESURA

Informem que és oberta la campanya d’associació, que podrà contribuir a l’organització de les nostres inicitives científiques.

Els nous membres han de ser presentats per 2 membres de CESURA.
La quota standard és de 30 euros, reduïda a 15 euros per als estudiants.

Estarem molts agraïts a qui voldrà ajudar-nos econòmicament: enviant un email a aquesta adreça electrònica: info@cesura.info, respondrem indicant les modalitats de pagament, que podrà tenir lloc en persona, en ocasió d’alguna de les trobades de CESURA, o bé a través d’un ingrés bancari, paypal o targeta de crèdit.

Estarem també molt agraïts a qui voldrà difondre aquest missatge a tothom que pugui ésser-hi interessat.

Presentazione di CESURA. Barcelona, Reial Acadèmia de Bones Lletres, 23 febbraio 2018

Presentazione di CESURA

Barcelona, Reial Acadèmia de Bones Lletres, 23 febbraio 2018

Testi letti durante la presentazione

Francisco Rico, Presidente onorario

Quando, circa un anno fa, i fondatori di CESURA mi proposero di essere loro Presidente onorario, accettai senza esitare. Certo, conoscevo per prova, di persona o attraverso gli scritti, il valore scientifico di alcuni di loro, ma soprattutto riconobbi nel progetto, nella metodologia e negli obiettivi della costituenda Associazione, l’aroma inconfondibile della ricerca innovativa, multidisciplinare, a tutto campo. CESURA si presenta, infatti, esplicitamente come un progetto trasversale e interdisciplinare, che mira ad approfondire un settore della storia culturale europea – il sud Italia aragonese del Rinascimento – non ancora riconosciuto nella sua dimensione mediterranea ed europea, anche se oggetto di un intenso interesse storiografico da ormai quasi mezzo secolo. Diverse discipline – dalla storia medievale alla storia dell’arte, passando per la filologia medioevale e umanistica, la storia della lingua o la letteratura italiana – avevano realizzato rilevanti progressi settoriali e raggiunto risultati che di per sé richiedevano lo “sconfinamento” nelle discipline sorelle: sicché quasi naturale è stata la convergenza delle diverse linee di ricerca, cristallizzatasi in questi ultimi anni intorno a un’università prestigiosa come la Federico II di Napoli, ma con l’apporto di altri centri ed esperienze e intense connessioni internazionali – come si apprezza oggi, in questa felice occasione. 
La vocazione di CESURA, direi il suo DNA, sta necessariamente nella tendenza metodica, dichiarata fin dall’acronimo, a mettere in discussione tópoi storiografici consolidati, sia per ciò che riguarda l’apporto del Regno di Napoli alla costruzione dello Stato moderno e della moderna nozione di sovranità – attraverso l’esperienza di governo dei suoi sovrani e una raffinata trattatistica etica e politica – sia in relazione al peso della sua cultura specificamente umanistica – nel campo delle arti e delle scienze –, nel contesto del più generale fenomeno dell’umanesimo italiano, con risultati ad oggi già significativi, ma che, potenzialmente, promettono di ridisegnare l’intera mappa della parabola umanistica nell’Italia del Quattrocento, con ricadute sul ruolo e il peso di altri centri, Firenze e Roma comprese. Una linea di revisione storiografica coraggiosa e non priva di possibili momenti di frizione. 
Del resto, dalla capacità di generare dibattito, di provocare idee, in una parola: di ripensare la Storia, dipenderà il successo di CESURA. Ne ha tutti crismi.

Fulvio Delle Donne, Presidente

Il gruppo di studiosi – studiosi internazionali, che vengono da ogni parte d’Europa e anche dagli Stati Uniti d’America – che ha dato vita a CESURA concentra l’attenzione soprattutto sulla parte “italiana” della Corona d’Aragona, ma, come dimostra questo convegno, la Corona d’Aragona era una sorta di Commonwealth che consentiva vivaci scambi e interferenze culturali: il Mediterraneo, alla metà del XV secolo, era un lago catalano e ciò che capitava su una sponda veniva trasmesso anche altrove. L’idea ci era chiara già nel momento in cui, nel 2014, avevamo organizzato con Jaume Torró un convegno su L’immagine di Alfonso il Magnanimo tra letteratura e storia, tra Corona d’Aragona e Italia – La imatge d’Alfons el Magnànim en la literatura i la historiografia entre la Corona d’Aragó i Itàlia. Un convegno che ha mantenuto il doppio titolo, in italiano e in catalano, anche nel volume a stampa, proprio per rendere evidente la necessità di un approccio multiculturale per comprendere alcuni fenomeni che ci interessano. Da allora, il gruppo di CESURA ha cercato di intensificare l’attenzione su alcune specifiche tematiche, arrivando a risultati assai innovativi, che in Italia hanno costituito una rivoluzione storiografica come ha scritto con benevolenza un autorevole collega.

La nostra indagine è partita dall’osservazione dell’età di Alfonso il Magnanimo, nella quale sono evidentissimi i rapporti tra le due sponde del Mediterraneo-Lago Catalano. Proprio le interferenze culturali in quel momento sono evidenti, perché si incrociano e si sovrappongono le tradizioni provenienti dalla Penisola iberica con quelle “umanistiche” italiane. Un esempio che mi è particolarmente caro è offerto nella storiografia da Gaspar Pelegrí, che, oramai è certo, proveniva da Montblanc, nella regione di Tarragona, dove, probabilmente, nacque nell’ultimo decennio del XIV secolo. Dato, questo, che ci permette di caratterizzare la sua Historia come il perfetto anello di congiunzione tra due tradizioni: quella più specificamente dinastico-celebrativa, di matrice iberica, e quella più umanisticamente ricercata, in latino, di matrice italica, forgiata con la lettura e la meditazione della classicità, al cui modello si ispirava nel sogno di conformarsi pienamente ad essa.

Partendo da Pelegrí, gli esiti a cui si giunse in Italia meridionale furono decisamente innovativi, dal momento che ogni precedente possibile esperienza (italiana o “iberica”) subì le trasformazioni apportate da quegli intellettuali italiani attivi alla corte del Magnanimo, come, soprattutto, il Panormita, Bartolomeo Facio, Lorenzo Valla e, più tardi, Giovanni Pontano, che si erano formati sulla lettura e sulla meditazione dei classici antichi, e che fissarono, per la prima volta, le regole del genere storiografico. 

Chi studia il Quattrocento, soprattutto per quanto riguarda l’ambito artistico e letterario, e quindi, di riflesso anche quello politico-istituzionale, è abituato a vedere sminuito o sottodimensionato tutto quello che capita al di fuori di Firenze o, al limite, di Roma. Eppure, soprattutto negli ultimi anni, si è cercato di delineare da più parti la matrice dell’“Umanesimo o Rinascimento monarchico” che si sviluppò alla corte degli Aragonesi di Napoli: un Umanesimo o Rinascimento che presenta aspetti assolutamente propri e, magari, anche contrari o del tutto opposti a quelli che caratterizzano l’Umanesimo cosiddetto “civile” sviluppatosi in altri centri. Ma non per questo inferiore o di minore interesse. Anzi, il gruppo di CESURA in questi anni si è impegnato molto nel cambiare la direzione di alcune linee interpretative tradizionali, proponendo nuove categorie.

La speculazione politica che sorreggeva le strutture del potere “aragonese”, all’epoca di Alfonso il Magnanimo e dei suoi successori, nella fase della elaborazione concettuale, in quella della sua applicazione, o delle sue lingue, o della sua produzione letteraria doveva necessariamente essere basata su principî che tenessero conto delle origini e della dignità trascendente del sovrano, organizzando un sistema di virtù che si confacesse tradizionalmente a un re, ma che si sapesse, di volta in volta, adattare a situazioni di conquista, di consolidamento o di riaffermazione del potere, come avvenne negli anni di Alfonso e dei suoi successori. E per fare ciò si combinarono tradizioni iberiche e classico-umanistiche italiane, producendo innovazioni ideologiche e culturali straordinarie.

Finora, a proposito del Rinascimento napoletano, quando pure lo si voleva far uscire dall’oscurità dell’indistinto e del poco significativo, si è spesso parlato di “Rinascimento meridionale”, con un aggettivo che rientra nel campo semantico della geografia e che, di fatto, evoca alla mente uno schema centro-periferia (e il meridione è certamente periferia) che talvolta funziona, ma che, talaltra, è stato abusato, tanto da farlo ritenere ormai logoro. Gli studi prodotti nell’ambito di CESURA stanno cercando di dimostrare che è il momento di sostituire quel concetto di “Rinascimento meridionale” con altre rappresentazioni, forse altrettanto schematiche, ma a nostro avviso più pienamente funzionali, come, da un lato, quelle più neutre o mediane di “reti” o quelle più significative dal punto di vista ideologico, che fanno leva sulla costruzione politica: quella dell’Umanesimo, ovvero Rinascimento “monarchico” aragonese, appunto, è la rappresentazione che riteniamo più idonea.

Lutto per la scomparsa del prof. Giuseppe Galasso

Il Centro Europeo di Studi sull’Umanesimo e il Rinascimento Aragonese – CESURA dà oggi il suo estremo saluto al prof. Giuseppe Galasso, maestro di interpretazione storica e di impegno civile.

Il prof. Galasso aveva accolto con gioia la decisione di CESURA di nominarlo Socio onorario, per i suoi enormi meriti nello studio dell’età aragonese e per il suo ruolo di sicura guida per gli studiosi più giovani.

Just published – Linguaggi e ideologie del Rinascimento monarchico aragonese (1442-1503): Forme della legittimazione e sistemi di governo [Languages and Ideologies of the Aragonese Monarchical Renaissance (1442-1503): Forms of Legitimacy and Systems of Government]

Libro – Linguaggi e ideologie del Rinascimento monarchico aragonese (1442-1503): Forme della legittimazione e sistemi di governo

Book – Languages and Ideologies of the Aragonese Monarchical Renaissance (1442-1503): Forms of Legitimacy and Systems of Government

ed. Fulvio Delle Donne – Antonietta Iacono, Napoli, FedOA press, 2018 (Regna. Testi e studi su istituzioni, cultura e memoria del Mezzogiorno medievale, 3)

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Synopsis

Puntando l’attenzione sul particolare contesto storico-politico del Regno di Napoli in età aragonese (1442-1503), il volume esplora la varietà dei linguaggi connessi con la prassi politica (linguaggi giuridici, letterari, artistici, politici), analizzati nelle loro specificità, ma anche nelle reciproche osmotiche relazioni. Punto di riflessione conclusivo dopo un convegno organizzato a Napoli, integra prospettive e competenze interdisciplinari, mettendo alla prova e affinando l’idea di un graduale sviluppo di un organismo complesso che – attraverso la letteratura, l’oratoria, la trattatistica politica, le rappresentazioni artistiche e le pratiche amministrative – va nella direzione della creazione di un “sistema statuale”, che pure opera ancora sotto la guida della sovranità.

The book focuses on the particular historical-political context of the Kingdom of Naples in the Aragonese period (1442-1503), and explores the variety of languages related to political practice: juridical, literary, artistic, political languages are analyzed in their specificities, but also in their reciprocal osmotic relations. This volume offers a conclusive reflection after a conference organized in Naples, and integrates interdisciplinary perspectives. It tests and refines the hypothesis concerning the gradual development of a complex organism that – through literature, oratory, political treatises, artistic representations and administrative practices – goes in the direction of a “state system”, which still operates under the guidance of sovereignty.

Forthcoming book: The Classical Tradition in Medieval Catalan, 1300–1500: Translation, Imitation, and Literacy

L. Cabré, A. Coroleu, M. Ferrer, A. Lloret, J. Pujol, The Classical Tradition in Medieval Catalan, 1300–1500: Translation, Imitation, and Literacy, Tamesis -Boydell & Brewer, in press (March 2018)

This book offers the first comprehensive study of the reception of the classical tradition in medieval Catalan letters, a multilingual process involving not only the Latin and Catalan languages, but also neighbouring vernaculars like Aragonese, Castilian, French, and Italian. The authors survey the development of classical literacy from the twelfth-century Aragonese royal courts until the arrival of the printing press and the dissemination of Italian Humanism. Aimed at students and scholars of medieval and early modern Iberia-and to anyone interested in medieval Romance literatures and the classical tradition-this volume also provides a concise introduction to the medieval Crown of Aragon, a catalogue of translations into Catalan of texts from the classical antiquity through the Italian Renaissance, and a critical study of the influence of the classics in five major works: Bernat Metge’s Lo somni, Joanot Martorell’s Tirant lo Blanc, the anonymous Curial e Güelfa, Ausiàs March’s poetry, and Joan Roís de Corella’s prose.

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